Decision Making under Deep Uncertainty

Vincent A. W. J. Marchau, Warren E. Walker, Pieter J. T. M. Bloemen, Steven W. Popper (eds.). Springer.

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Abstract commentato

Il volume rappresenta la sistematizzazione più autorevole del programma di ricerca noto come *Decision Making under Deep Uncertainty*. La sua tesi metodologica è che, in presenza di disaccordo sui modelli, sulle distribuzioni di probabilità o sulle preferenze, la decisione vada impostata non come ottimizzazione rispetto a uno scenario di riferimento, bensì come progettazione di corsi d'azione robusti, adattivi e sottoposti a monitoraggio.

Commento strutturato

Introduzione

La distinzione tra rischio e incertezza, canonizzata da Frank Knight, possiede da tempo lo statuto di spartiacque nella teoria della decisione: il primo ammette una rappresentazione probabilistica, la seconda la eccede. Il programma di ricerca sistematizzato in questo volume eredita tale distinzione e la conduce oltre la sua formulazione originaria, elaborando strumenti per il caso in cui non le sole probabilità, ma gli stessi modelli generativi e le funzioni di preferenza permangano oggetto di disaccordo tra gli attori. Ne consegue una riformulazione dell'oggetto medesimo della decisione: la sua qualità cessa di misurarsi sull'accuratezza di una previsione e si commisura alla tenuta della scelta al variare delle assunzioni. È questo spostamento — dalla previsione alla robustezza — a costituire l'interesse principale della fonte per una lettura MARTRO, poiché sottrae legittimità alla pretesa di ricondurre ogni decisione a un valore puntuale, a una stima o a una gerarchia lineare di priorità.

La condizione descritta dal volume, che nei contesti di *policy* assume la forma di sistemi complessi e di orizzonti pluridecennali, si ritrova in forma non meno stringente nella piccola impresa, ancorché su scala e con lessico differenti. Qui la conoscenza rilevante è in larga misura tacita e concentrata nella figura del titolare; le frizioni operative restano localizzate e di rado risalgono in forma documentata; gli strumenti informativi generano dati parziali e non allineati; e gli impegni più onerosi vengono assunti prima che l'organizzazione abbia raggiunto una configurazione stabile. In simili circostanze la nozione di rischio calcolabile risulta spesso impropria: il problema non consiste nell'affinare la stima di una probabilità, quanto nell'individuare quali impegni conservino validità qualora determinate assunzioni vengano meno. In questa accezione, il contributo del DMDU è quello di fornire una grammatica per decisioni che nessuna previsione centrale è in grado di garantire.

Il trasferimento alla scala della piccola impresa esige nondimeno una cautela metodologica esplicita. L'apparato della *policy analysis* — con i suoi modelli di simulazione e i suoi orizzonti pluriscenario — non è importabile in quanto tale, pena un errore di scala; ciò che si trasferisce è il principio, non lo strumentario. Il principio si lascia enunciare in termini sobri: esplicitare le assunzioni su cui una scelta si regge; identificare i segnali il cui deterioramento ne anticipa il fallimento; predisporre i punti di revisione; distinguere ciò che è opportuno fare immediatamente da ciò che conviene mantenere reversibile. In questa prospettiva l'adozione di un sistema gestionale, un'assunzione strategica o l'apertura di un canale commerciale non si configurano come progetti isolati, bensì come impegni che ridefiniscono lo spazio delle opzioni successive. La domanda dirimente non è se una scelta convenga, ma quali condizioni debbano permanere perché la sua prosecuzione resti giustificata.

Da tale impostazione discende una precisazione circa la natura dell'esito diagnostico. Una diagnosi condotta in questi termini non promette la rimozione dell'incertezza, né dovrebbe offrirne una compensazione psicologica; essa rende l'incertezza governabile attraverso una sequenza più difendibile. Alla scala della piccola impresa ciò si traduce in un numero circoscritto di regole osservabili: quale segnale sottoporre a monitoraggio, a chi ne competa la lettura, entro quale termine la scelta vada riesaminata, quale soglia imponga l'arresto. La robustezza, così intesa, non è una categoria astratta ma una minima architettura decisionale, il cui effetto è ridurre il costo dell'errore di sequenza — vale a dire il costo di aver reso irreversibile ciò che avrebbe dovuto restare aperto.

Il confine dell'argomento merita la medesima attenzione riservata alla tesi. Non ogni decisione ricade nel dominio dell'incertezza profonda, né ogni analisi quantitativa è riconducibile a falsa precisione: laddove i dati siano stabili e le distribuzioni difendibili, il calcolo permane lo strumento appropriato. Il riferimento al DMDU trova applicazione elettiva quando l'impresa decide in condizioni di processi non stabilizzati, ruoli ambigui o strumenti che precludono opzioni future; e vale a ribadire che la prudenza, in questo quadro, non equivale a esitazione bensì a progettazione dell'impegno. Il rischio, evidente a un lettore avvertito, è l'impiego meramente ornamentale della fonte: privata dei suoi correlati operativi — segnali, punti di revisione, regole di arresto — essa degrada a ornamento erudito. Il suo peso analitico si conserva soltanto nella misura in cui resta ancorata a margini osservabili.

Perché conta per MARTRO

fornisce una base metodologica per trattare l'incertezza profonda senza convertirla in rischio fittizio; sposta l'interrogativo da «quale scenario è vero?» a «quale scelta rimane difendibile se più scenari sono plausibili?».

Limiti e confini di utilizzo

il livello formale dei metodi è tarato su *policy*, infrastrutture e sistemi complessi; alla scala della piccola impresa va tradotto in routine leggere, segnali osservabili e regole di arresto pragmatiche.

i metodi DMDU non vengono replicati integralmente e non si promette alcuna ottimalità; la fonte fonda una progettazione decisionale più robusta in condizioni di incertezza.

Applicazione pratica per PMI

decisioni di investimento, sistemi gestionali, assunzioni strategiche, espansione — definire opzioni, *trigger*, soglie di revisione e condizioni di arresto prima che il progetto acquisti inerzia.